una ritmo targata crotone
scarica il pdf


Non era la prima volta che qualcuno arrivava nel mio ufficio ancora sanguinante. Era la prima volta, però, che c’erano due travestiti con il trucco sfatto e le parrucche arruffate: uno dei due aveva il naso ancora ammaccato e aveva bisogno di cambiare quella specie di tovaglia che gli avevano inserito nelle narici.
- Come mai siete venuti da Franco&Franco? Cosa vi porta qui?
Si guardarono negli occhi e quello col naso sano rispose, con una voce sottile:
- Siamo venuti qui perché alla polizia non ci hanno creduto. C’è qualcuno che ci sta pedinando e che vuole farci fuori.
- Beh, oddio, non vi hanno creduto con lui conciato così?
Silenzio. Forse avevo toccato un tasto sbagliato.
- Avete una descrizione? - chiesi.
- Non saprei...tu l’hai visto? Somiglia a qualcuno? - disse naso giusto a naso rotto, che rispose: - Somiglia un po’ ad un attore, ma non mi ricordo il nome. Comunque, è alto, capelli scuri molto corti e occhi chiari.
Annuii. - Tatuaggi?
- Sì. Sull’avambraccio sinistro. Un cerchio con una croce in mezzo.
- Simmetrica?
- Sì.
- Bene, probabilmente un fascio. Comunque vi siete fatti un nemico rognoso.
Mi tirai indietro sulla sedia. I due mi fissavano cercando di capire cosa mi stesse passando per la testa.
- Però se siete qui, credete che possa tornare. È successo altro?
- Lettere anonime, però senza tracce. Scritte al computer.
- Le avete con voi?
- No.
- Ok. Allora facciamo che vi tengo d’occhio. Dato che non mi è ancora arrivata la macchina per la clonazione, tu col naso sano sarai con me in macchina mentre sorvegliamo lui.
Non avrei dovuto dirlo. Dopo un attimo di silenzio iniziarono a mormorare. Poi quello col naso sano disse: - Forse non siamo stati abbastanza chiari. Con noi intendevo l’intero club del Fenicottero. Poi lui andrà fuori città, almeno per un po’.
- Aha. Però ho bisogno comunque della vostra collaborazione. Questo club che orari fa?
- Apre alle 20.
- La chiusura è quando va via l’ultimo, no? Senza orario.
- Certo.
Immaginavo. Anche io ero andato in qualche night club, quando ancora si chiamavano night club.
- Facciamo che questa sera vengo a trovarvi. Ora è il caso che andiate a casa a farvi una dormita. Penso sia stata una notte movimentata anche per i vostri standard. Di chi devo chiedere una volta lì?
- Io sono Marylin, lei è Chanel. - disse quella col naso a posto.
- Va bene, a questa sera.
Uscirono dal mio ufficio e quello col naso sano disse all’altro: - Ti avevo detto che era un coglione!
Ero così abituato a sentire questa frase che non mi alzai nemmeno dalla sedia.
Accesi il computer e cercai “Club del Fenicottero”.
Chiamare un club gay “Club del fenicottero” è un po’ come chiamare un albergo Miralago, Miramare, Miramonti, mira-qualsiasi cosa stia di fronte all’albergo. Comunichi alle persone che sei un tipo di locale un po’ datato, che però ti dà una certa sicurezza. Infatti, cercando sui social, potevo vedere un sacco di piume, di trucco e di karaoke.
Cercai tra il pubblico un tizio con i capelli molto corti e con l’aria un po’ da fascista all’amatriciana. Il problema era però che il pubblico non veniva mai inquadrato; l’unica cosa che scoprii era che lì gli anni ‘80 non erano ancora passati del tutto.

Dopo un po’ di ricerche infruttuose, decisi che l’unico modo di fare progressi era di passare e osservare un po’ il pubblico che lo frequentava.
Non era presto, erano le sette del pomeriggio. Il club era letteralmente all’angolo della via dove si trovava il mio ufficio, e riuscii a trovarlo solo perché c’era un piccolo fenicottero sull’insegna. Fuori non c’era nient’altro che potesse identificarlo.
Entrai e mi infilai in uno stanzone senza finestre, illuminato solo dalle luci finto neon sul bancone, sui tavoli e sotto il palco: più che un club, sembrava un condominio sotto Natale.
Mi sedetti al bancone e ordinai un’acqua tonica. Poco dopo arrivò uno dei due clienti, quello che si faceva chiamare Marylin, e mi fece un cenno. Si sedette accanto a me.
- Hai deciso di farti un giro da queste parti.
- Già.
Non sapevo esattamente come rispondere. Senza trucco e parrucco facevo un po’ fatica a riconoscere in lui la persona che poche ore prima mi aveva dato del coglione
- So che non succede, ma non è che per caso vedi il tizio che ha pestato il tuo amico?
- No, ovviamente no. A proposito…
Tirò fuori dalla tasca il suo cellulare. Rimasi un po’ abbagliato dalla cover, poi lo girò verso di me e mi fece leggere un messaggio.
“Vado fuori città dai miei. Ci vediamo quando tutto si è risolto.”
Subito sotto, una foto della campagna.
- Quindi Chanel è al sicuro - dissi.
- Già, così sembra. Ora devo andare a cambiarmi, mi aspettano.
- Ok, a dopo.
Mi voltai verso il barista e gli chiesi se avesse visto un tizio dall’aspetto un po’ diverso dal solito.
Mi squadrò e mi disse: - Sì. Tu.
Lì per lì rimasi un po’ male, ma poi capii che aveva ragione. Chiesi un’altra acqua tonica.
Nel frattempo, si accesero le luci sul palco e iniziò lo spettacolo.
Sopra vidi un lontano parente del tizio che era venuto da me col trucco metà colato. Indossava delle piume che sfidavano la forza di gravità, e cantava una canzone che il barista mi disse essere di Beyoncè, il tutto mentre mi lanciava un’occhiataccia per la mia ignoranza.
Dopo lo spettacolo andai nei camerini per cercare Marylin. Andando a naso mi trovai fuori da quello giusto.
Poi successe qualcosa che non ricordo troppo bene. So che la porta si aprì, lui ancora truccato mi guardò con aria di sufficienza, poi ricordo un croc, una figura con i capelli corti alla quale provai ad aggrapparmi piuttosto che a placcare, e poi tutto divenne sfocato e rimbombante. Tutto sfocato e rimbombante...

Mi ritrovai in macchina con Marylin che mi prendeva a ceffoni.
- Lasciami qui, tu continua lo spettacolo. Quello non cercava me! - le dissi.
- Non voglio contraddirti, ma sono le 5 di mattina e devo andare a casa. Dove ti devo lasciare?
- All’ufficio andrà bene.
- Allora scendi perché siamo già lì.
- Già.
Scesi dalla macchina e solo allora mi resi conto che Marylin era già struccata ed era tornato ad avere l’aspetto di un uomo.
- Domani mattina a che ora ti svegli? - gli chiesi.
- Prima di pranzo devo fare la spesa.
- Dimmi dove recuperarti, andiamo insieme. Porta le lettere anonime, devo vederci meglio.
- Va bene, a domani.
I duecento metri scarsi che mi portavano all’ufficio filarono lisci ma, a proposito di vederci bene, feci una fatica enorme a inserire le chiavi nella toppa.

La mattina seguente ero solo un po’ più rintronato del solito, niente in confronto al giorno precedente.
Suonò il campanello e uscii. Marylin era perfettamente struccata, e mi aspettava per fare la spesa. Mi porse il braccio e fu in quel momento che mi accorsi che era più alto di me anche senza tacchi. Declinai l’offerta del braccio e andammo al supermercato.
Tra gli scaffali chiesi: - Ma quindi queste lettere?
- Eccole qui. Non dirmi che vuoi leggerle subito.
- In effetti sì.
Il movimento che feci non fu dei migliori e ne risentii immediatamente. Mi toccai la spalla e dissi: - Forse è meglio se le leggo in ufficio.
Marylin annuì e ci dirigemmo al reparto pasta. Gli dissi: - Ma quindi tu sei…
- Gay? No, boh, forse…
Risi, poi continuò: - Il problema è che mi piacciono troppo le tette.
Rischiai di far collassare lo scaffale con la farina, ci cascai sopra ridendo. Mi ripresi.
- So che sembra una battuta, e in effetti lo è, però mi sento un po’ fuori posto. Molti del club lo sono, però io no. Mi sento come una Ritmo targata Crotone.
- Perché?
- Perchè, se tu vedessi qui e ora una Ritmo targata Crotone, non ti gireresti a guardarla?
Risi ancora, o meglio sorrisi. Uscimmo e mi diede le lettere.
- Sicuro che non vuoi una mano? - le dissi.
- No, tranquillo. Aspetto notizie su quelle.
Agitai le lettere di cui parlava ed entrai in ufficio.
Iniziai a leggere aspettando qualcosa del livello di “ti ammazzerò maledetto culattone”, ma...

“Ciao Marylin,
Perché non hai risposto alle altre mie lettere? Perché vuoi farmi diventare violento?
Ti vedrò al club,
E”


Presi immediatamente il telefono.
- Pronto, Marylin.
- Ehilà, il tuo detective personale. Perché non mi hai detto che conosci il tizio?
- Perché non è vero. Come ti sei fatto questa idea?
- Insomma...parla di vedersi al club.
Silenzio. Approfittando di ciò, parlai io.
- Ora, non so a cosa tu stia pensando, ma se hai in mente qualcosa dilla.
- Non so se prenderla sul serio...ma ce n’è una che parla di vedersi alla sfilata.
Rovistai nei fogli e la trovai.

“Ciao Marylin,
Finalmente saremo vicini nella sfilata. Nessuno sarà tra me e te questa volta, sarò al tuo fianco.
A venerdì,
E”


- Rieccomi. Quindi è questa sera la sfilata di cui parla? Cos’è? - dissi.
- È una manifestazione aperta a tutti dove sfili col tuo costume più bello.
- Ho capito. Quindi non posso chiedere al club tipo una lista di nomi di chi partecipa…
- Tu sai qual è il mio nome? - disse Marylin.
- No.
- Sai che lo saprai solo quando mi farai la fattura, vero?
- Sì.
- Secondo te, do il mio nome vero ad un club dove vado per la prima volta?
- No - risposi. Non aveva tutti i torti.
- Forse è il caso tu venga questa sera.
- Forse... aspetta un attimo. Conosci qualcuno che può prestarmi un costume adatto?

Era dal Carnevale del 1997 che non mi travestivo da donna. Quella volta però era stato più divertente perché le calze a rete con i peli erano state molto apprezzate, qui invece no.
“Mettiti le calze coprenti, tesoro” mi hanno detto. Bah.
I camerini del club non erano male, però, e potevo tenere d’occhio la situazione, mentre il barista mi dava una mano con il trucco.
- Notato nulla di strano? Facce nuove?
- Niente. Piuttosto sbrigati, si parte.
Camminare sui tacchi non è semplice, anche se sono larghi.
Corsi il rischio di volare giù dalle scalette che portano al tunnel dietro il palco ma mi stabilizzai e la prima sfilata andò bene, tanto da dimenticarmi di controllare il pubblico.
Provai a vedere se dietro alle piume e al trucco c’era qualcosa ma facevo fatica in mezzo a quel corridoio.
Ad un tratto salì il presentatore e disse:
- Abbiamo le tre finaliste! Vengano Marylin, Rose, e Norma.
Il cuore mi si fermò un attimo. Io ero Norma! Dovevo salire di nuovo? Marylin mi prese sottobraccio e mi portò in fondo dietro le quinte, pronti per uscire.
- Ma questa Rose? La conosci? - le dissi.
- No, ma penso che sia lei che abbiamo di fronte.
Ci chiamarono e uscimmo. Ero in mezzo tra Rose e Marylin. Sotto le luci del palco vidi l’avambraccio di Rose e notai una fioca croce celtica, nascosta dal trucco, illuminata da un fascio di luce improvviso.
Sentii che mormorava: - Ancora tu in mezzo...
Alzai gli occhi e vidi che tirava fuori qualcosa dal fianco, ma prima che potessi fare nulla, mi ritrovai addosso a lui.
Vidi Marylin passarci avanti e noi increduli, fermi per un momento a vederla ancheggiare fino alla fine del palco per prendersi gli applausi.
Mi resi conto che il coltello era volato via, e bloccai a terra l’aggressore. Urlai aMarylin: - Potresti anche chiedere aiuto, no?
- E rovinare così il mio momento di gloria? Ti mando subito i rinforzi. Poi mi ringrazierai per questo.
Diede un’ancata verso di noi, come a voler ripetere quanto aveva fatto prima. Arrivarono degli energumeni e controllare la situazione e a portarlo via.
Il giorno dopo lo rincontrai in ufficio, eravamo entrambi in abiti civili. Gli diedi la parcella di duecentocinquanta euro.
- Ti ho fatto uno sconto per la culata.
- Ti ringrazio - rispose.
- Come si chiamava...Chivas? È tornata?
- Chanel...tornerà stasera. Io invece volevo porgerti le mie scuse. Avrei dovuto leggere meglio e capire cosa volesse…
- Io mi aspettavo ti scusassi per altro…
- No, per me rimani sempre un coglione.
E scoppiò a ridere, e fu come se fosse ancora truccata.

leggi anche: